In un’intervista pubblicata su Milano Finanza, Leonardo Bassilichi, Presidente e Amministratore Delegato di Base Digitale, ha posto con chiarezza una questione centrale nel dibattito europeo su intelligenza artificiale, governance del dato e competitività: costruire infrastrutture tecnologiche sovrane ha un prezzo, ma il vero rischio è continuare a rinviarne il riconoscimento.
Il punto di partenza è un’analogia tanto provocatoria quanto precisa. Siamo abituati ad accettare che la sostenibilità ambientale comporti un sovrapprezzo rispetto alle soluzioni convenzionali, quello che in molti chiamano “green premium”. Non applichiamo ancora la stessa logica alla sovranità digitale. Eppure le implicazioni strategiche sono altrettanto profonde. Secondo le prime stime raccolte da Base Digitale, adottare un modello di AI sovrana può comportare un incremento dei costi tra il 10% e il 20% rispetto alle soluzioni standard di mercato: un differenziale che deriva da scelte precise su hardware, residenza del dato, architetture open source e competenze interne qualificate.
Il rischio nascosto nella delega algoritmica
Il tema si fa particolarmente critico per il settore finanziario. Ricorrere a piattaforme AI esterne per processi sensibili come credit decisioning, compliance e KYC appare conveniente nel breve termine, ma nasconde una vulnerabilità strutturale: quando il controllo sulle decisioni algoritmiche viene trasferito fuori dall’organizzazione, si cede qualcosa di difficilmente recuperabile. “Chi governa i propri dati e i propri algoritmi governa il proprio futuro competitivo”, ha dichiarato Bassilichi. “Chi delega questa governance accetta una dipendenza che nel tempo può rivelarsi molto costosa.”