AI, fiducia e responsabilità:

La visione di Leonardo Bassilichi nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore

Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore bancario è oggi più vivo che mai. Ma tra narrativa allarmistica e aspettative irrealistiche, servono voci capaci di riportare la discussione al centro dei fatti. Proprio su questo si concentra l’intervento di Leonardo Bassilichi, riportato in un recente articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 7 marzo 2026, che offre una lettura lucida e pragmatica del ruolo dell’AI nel mondo della finanza.

 

 

L’AI non sostituisce il lavoro umano: lo reinventa

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista è il rifiuto deciso della narrazione secondo cui l’automazione porterebbe a una riduzione lineare della forza lavoro.
Bassilichi chiarisce infatti che “l’AI non ruba posti, li reinventa” e che il vero cambiamento riguarda il modo di lavorare, non la quantità di persone coinvolte.

 

Secondo Bassilichi, i compiti meccanici “evaporano”, mentre il valore delle competenze umane cresce: le persone non scompaiono, si trasformano in “direttori d’orchestra dei propri agenti intelligenti”.
Questo riflette la realtà concreta del settore bancario, dove l’adozione di AI generativa e sistemi autonomi richiede nuove figure professionali, capacità analitiche e presidio costante.

 

AI come Formula 1: potente, ma senza freni

Una delle metafore più incisive utilizzate da Bassilichi riguarda la natura stessa dell’intelligenza artificiale: “L’AI è una Formula 1 senza freni, con un navigatore che ogni tanto allucina.”
Una descrizione che sottolinea sia la potenza sia la fragilità degli attuali modelli.

 

La domanda che ne deriva è semplice e diretta:
“Affidereste ai risparmi dei vostri clienti una macchina così, senza un pilota esperto?”

Questa immagine evidenzia il ruolo imprescindibile della supervisione umana, soprattutto in un comparto regolato come quello bancario, dove ogni errore può avere conseguenze significative.

 

Per far funzionare l’AI servono competenze, non tagli

Pur in piena trasformazione tecnologica, Bassilichi spiega che Base Digitale sta continuando a assumere e investire nelle persone.
Perché? Perché l’AI non è un sistema “plug-and-play”: richiede architetture solide, monitoraggio continuo, validazione degli output, controlli di qualità e aggiornamenti costanti.

Le infrastrutture che regolano l’AI devono essere costruite, gestite e controllate da professionisti. E questo rende la componente umana centrale, non accessoria.

 

La fiducia come valuta principale

Il contributo più strategico dell’intervista riguarda il tema della fiducia.
Bassilichi afferma che Base Digitale non “vende tecnologia”, ma assicura che questa “funzioni davvero”, agendo come Trust Provider per un settore dove la credibilità è tutto.

“In un mondo dove la fiducia è l’unica valuta che non si svaluta”  ricorda Bassilichi,  la responsabilità nell’adozione dell’AI diventa un elemento imprescindibile.
È su questo principio che si fonda la missione di Base Digitale: portare innovazione nelle banche, ma sempre garantendone sicurezza, qualità e affidabilità.

 

 

Conclusione

Le riflessioni di Leonardo Bassilichi, riportate da Il Sole 24 Ore, offrono una prospettiva chiara: la vera rivoluzione dell’AI non è tecnologica, ma culturale.
Serve un nuovo equilibrio tra automazione e responsabilità, tra velocità e controllo, tra efficienza e fiducia.

È in questo equilibrio che si colloca il lavoro quotidiano di Base Digitale: accompagnare banche e istituzioni finanziarie nel futuro, mettendo sempre al centro la solidità, la sicurezza e il valore delle persone.

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